Cesare Petricich

Ci sono molti amplificatori eccezionali per fare Rock, ma chi ha provato un Vox AC30 non potrà fare a meno che usare questo come termine di paragone per valutare gli altri…. Dopo quasi venti anni io continuo a suonare ancora con i Vox AC30." (Cesare "Mac" Petricich)

"C'è qualcosa di magico nel circuito di un Vox AC30, è unico e inimitabile e ha delle caratteristiche ineguagliabili. E' sicuramente un "Must Have Amp" (Cesare "Mac" Petricich)

"Ho cercato per anni un  pedale che potesse degnamente sostituire il mio Vox Wah-Wah anni '60… l'ho trovato! E' il V846-HW, il nuovo Hand Wired Wah Wah della Vox"  (Cesare "Mac" Petricich)

Arrivai su questo pianeta venerdì 17 gennaio (!) del 1969 e la mia cicogna faticò non poco ad atterrare, causa la fitta nebbia che in quel periodo avvolge tutte le città del nord.
I miei genitori si erano trasferiti a Monza da Arezzo subito dopo il matrimonio, dato che mio padre aveva trovato lavoro presso una società americana produttrice di computer con sede a Milano.

Mia madre, ancora molto giovane, mi regalò subito una sorellina così, nel luglio del ’70, eravamo una famiglia al completo. Durante la prima metà degli anni ’70 il lavoro costrinse mio padre a viaggiare molto e così partivamo tutti per lunghi periodi in Germania, Francia, soprattutto Inghilterra, ma ho vaghi ricordi di quei posti: la torre Eiffel!, gli autobus a due piani di Londra e tanti campi da golf dove andavo alla ricerca delle palline perse dai giocatori. Da questi viaggi mio padre portava decine di dischi, fin da giovanissimo era stato un grande appassionato di musica, uno tra quelli che passavano le notti ad ascoltare Radio Lussemburgo. Per me era ancora troppo presto, le mie passioni erano il lego, la bici e di tanto in tanto curiosare tra le strane apparecchiature elettroniche che ormai invadevano letteralmente la casa, a rischio di qualche schiaffo se combinavo guai!

Nel frattempo ci trasferimmo ancora, ad Osnago questa volta, in provincia di Como, i miei risultati a scuola erano ottimi, soprattutto nelle materie più creative: sapevo disegnare molto bene, con un pallino fisso per le navi e le barche e quando si trattava di ‘pongo’ e cartapesta davo il massimo. Era un’infanzia felice, la casa era circondata da campi senza fine dove, dopo la scuola, passavo il resto della giornata a giocare con gli amici e questo mi bastava. Poi (era il 1977) i ‘miei’ decisero di tornare ad Arezzo, dove vivevano prima di sposarsi; da un giorno all’altro mi ritrovavo in un posto nuovo. dove non conoscevo nessuno tranne i parenti, passavo molto più tempo In casa, non avevo le compagnie di prima e i campi in cui giocare, così cominciai a cercare interessi nuovi, primo fra tutti LA MUSICA!

Ricordo bene la prima volta che una canzone mi attraversò l’anima, era una sera, ero da poco andato a letto e mio padre, giù in salotto, mise sul giradischi ‘Abbey Road’ dei Beatles, cominciando con la facciata B: era ‘Here comes the sun’. Non so per quale magia o forza misteriosa, ma tutto il resto adesso non contava più nulla. I miei giorni trascorrevano tutti allo stesso modo, con il medesimo copione: seduto davanti al giradischi, ascoltando LP dopo LP tutta quella meravigliosa musica che mio padre aveva collezionato.

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